Un helideck a scomparsa di dimensioni inaspettate

Fig. 1 – Una tipica centralina oleodinamica delle applicazioni Besenzoni.

Nel mondo della nautica da diporto e grandi yacht a motore l’Italia ha un posto considerevole per la quantità degli operatori coinvolti, ma soprattutto è riconosciuta a livello mondiale per l’eccellenza della produzione che qui si realizza. In questo solco è ben inserita in posizione di leadership la Besenzoni di Sarnico (BG), dinamica azienda produttrice di accessori per imbarcazioni. Si tratta di componenti che sono sempre più indispensabili per rendere più fruibile il mezzo e per personalizzarne l’uso con dotazioni progettate spesso su misura per una certa barca.
Il core business dell’azienda è costituito dalle passerelle idrauliche e dalle poltrone pilota, ma la gamma Besenzoni è ampia e riguarda prodotti tecnologicamente avanzati e con una specifica componente innovativa (l’azienda annovera oltre 50 brevetti internazionali) che li ha resi unici e apprezzati nel mondo della nautica. Gruette idrauliche e manuali, basi tavolo e supporti poltrona, scale da bagno, ma anche prodotti su misura per grandi yacht, come possono essere hard top, bimini e tendalini, finestre elettriche, slitte, balconi, sistemi di apertura. Tutti questi accessori sono spesso vere e proprie macchine automatiche, quasi sempre azionate da una centralina oleodinamica, operanti nell’aggressivo ambiente marino e realizzate secondo criteri progettuali stretti per garantire la qualità voluta e soprattutto la durata e l’affidabilità nel tempo. In Besenzoni questi criteri sono stati affinati in oltre 45 anni di esperienza e ormai costituiscono una precisa filosofia aziendale che ha permesso all’azienda di diventare una realtà di 103 dipendenti che realizza un fatturato di ca. 20 milioni di euro (2011) con una produzione per il 90% destinata ai cantieri nautici e per oltre il 55% destinata all’export, con clienti in oltre 90 paesi nel mondo.

Attenzione a ogni particolare
A partire dalla resistenza alla corrosione, ogni cosa viene controllata in azienda. Acciaio e alluminio vengono trattati internamente. L’acciaio viene zincato a caldo, poi degasificato e trattato con una verniciatura di almeno 100 µm di spessore eseguita internamente. Per l’acciaio inox si possono eseguire diversi trattamenti: decapaggio e passivazione per i pezzi che vanno poi in verniciatura o, in alternativa, in elettrolucidatura, come preparazione alla lucidatura meccanica finale.
Per l’alluminio si procede invece con una fosfocromatazione come preparazione dei pezzi prima della verniciatura. La resistenza alla corrosione viene testata internamente con apposita cabina per prove in nebbia salina.
Il cliente è seguito con un’attenzione particolare grazie a una rete di vendita e assistenza capillare che fa capo al Customer Service Center, che gestisce un’organizzazione mondiale costituita da 19 dealer, 9 agenti e 172 service, tutti formati dall’azienda con corsi ad hoc tenuti in sede o in loco dove c’è un mercato che lo richiede.
Anche l’oleodinamica, necessaria per l’azionamento di gran parte degli accessori Besenzoni, è stata messa a punto con cura. Le centraline sono per il 90% dei casi in corrente continua, 12 o 24 V (fig. 1). Si tratta di mini centraline compatte, in esecuzione modulare, inizialmente costituite da gruppo motopompa, valvola di sicurezza e due elettrovalvole, a cui si possono aggiungere le valvole necessarie alle ulteriori utenze. La pompa a ingranaggi generalmente non supera una portata massima di 5 l/min. per pressioni di solito non superiori a 150/170 bar. Con le nuove applicazioni relative alla divisione Super Yacht le portate sono poi salite fino a ca. 15 l/min. Su tutte le centraline è prevista la pompa a mano per azionamento di emergenza.
Tutti i componenti sono previsti con materiali e/o trattamenti adatti all’ambiente marino: i blocchetti sono in alluminio anodizzato, le viti in acciaio inox, i contatti dei motori elettrici protetti con appositi cappucci a tenuta. I serbatoi sono ormai tutti in plastica per evitare la corrosione, con il vantaggio non trascurabile di permettere anche il controllo visivo del livello olio. Particolare attenzione viene riservata a facilitare il montaggio. Tutte le connessioni dei collegamenti tra centralina e utenze hanno colori diversi in modo da rendere impossibile un collegamento errato in cantiere e anche l’elettronica viene fornita assemblata alla centralina con tutti i collegamenti con le elettrovalvole già fatti. I fornitori sono Brevini Fluid Power e Bosch Rexroth.

Helybase Concept
Tra le più recenti creazioni di Besenzoni, presentato al Salone di Genova 2010, questo “accessorio” rappresenta un particolare concentrato di tecnologia che permette a un completo helideck di richiudersi e scomparire sotto al prendisole a prua o a poppa. È un progetto totalmente innovativo per cui ancora non esiste alcuna certificazione applicabile ma che ha già suscitato notevole interesse nei cantieri e presso gli armatori (fig. 2).


Fig. 2 – L’Helybase Concept di Besenzoni in posizione aperta, come risulterebbe installato a prua.

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo e prevede che il piano dell’helideck sia costituito da una struttura centrale fissa e da sei petali ripiegabili su se stessi (fig. 3).

Fig. 3 – La struttura dell’Helybase Concept in sintesi. Sono visibili la struttura centrale e i sei petali con le loro cerniere.

Sono previste tre versioni: sola apertura e chiusura dei petali, sollevamento e apertura/chiusura oppure i movimenti suddetti più l’autolivellamento (versione TOP). Tre dimensioni di massima (fino a 145 m2) per ricevere elicotteri fino a 2500 kg, anche se le dimensioni sono ancora indicative in quanto il prodotto può essere personalizzato a seconda della barca e del mezzo che vi deve atterrare.
L’Helybase Concept Besenzoni che abbiamo visionato è la versione con sollevamento del piano e si presenta come un manufatto compatto di dimensioni ridotte (Ø 2,8 m e altezza 1500 mm, peso 5,9 t – fig. 4) che aperto ha un piano di 9,6 metri di diametro (72 m2).

Fig. 4 – L’Helybase richiuso. Può essere alloggiato comodamente sotto al prendisole di bordo.

Per il suo utilizzo come helideck si eseguono alcune semplici operazioni in sequenza. Prima di tutto si solleva il pianale grazie a sei cilindri oleodinamici che aprono sei colonne a ginocchiera disposte a raggiera. Un cilindro centrale aiuta il sollevamento per i primi 400 mm quando, a ginocchiera chiusa, il leverismo sarebbe troppo sfavorevole per avviare il movimento (fig.5).

Fig. 5 – Il sollevamento del pianale mediante le sei ginocchiere. Al centro il cilindro verticale che aiuta nella prima fase di sollevamento.

Una volta che le ginocchiere sono aperte in posizione verticale inizia l’apertura dei sei petali (fig. 6). Essi sono richiusi gli uni sugli altri a coppie di due. I primi due che si aprono sono articolati in due settori perché si debbono richiudere sopra alle prime due coppie (fig. 6), in sequenza si apre la seconda coppia di petali, sempre composta da due settori articolati (fig. 7), anche se di dimensioni diverse.

Fig. 6 – Una volta che le ginocchiere sono diritte inizia l’apertura dei petali dell’Helybase. Sono visibili i due settori in cui sono divisi i primi due petali del piano.

Infine l’ultima coppia di petali, senza cerniere intermedie perché si richiude diretta-mente sul piano della struttura. Ogni petalo è movimentato da un cilindro oleodinamico. Sensori di prossimità assicurano la sequenza corretta dei movimenti.

Fig. 7 – Inizia ad aprirsi la seconda coppia  di petali.

Nella versione TOP l’Helybase Concept include il livellamento automatico del piano per compensare le oscillazioni della barca, attuato mediante quattro cilindri oleodinamici, due disposti lungo l’asse longitudinale e due lungo l’asse trasversale della barca, che provvedono a garantire in tempo reale il livellamento orizzontale della struttura aperta. L’utente governa la macchina mediante un touch screen da 5,7” a colori installato sul cruscotto.

L’oleodinamica utilizzata da Besenzoni
Tutto il sistema è alimentato da una centralina di 180 litri fornita da Brevini Fluid Power dotata di un motore trifase di 15 kW con pompa a ingranaggi da 52 l/min e di un motore a 24 V in c.c. di emergenza di 3 kW (5 l/min). La centrale è completa di tutti gli accessori che permettono un controllo e monitoraggio del buon funzionamento del sistema, due pressostati e filtro olio con indicatore di intasamento, indicatore di livello elettrico, scambiatore di calore aria-olio e candela riscaldante. Selezione di due pressioni di lavoro: 170 bar per sollevamento della piattaforma e movimentazione petali, 120 bar per controllo livellamento (fig. 8).
Un primo gruppo di sette elettrovalvole proporzionali Aron XECV301N6SW001 comanda la salita e discesa della piattaforma; il controllo del sincronismo è garantito da sensori di posizione Penny & Giles integrati nei cilindri e sotto controllo del Plc. Sei valvole overcenter assicurano la sicurezza. Un secondo gruppo di sei elettrovalvole on/off Aron AD3ECM003 comandano invece l’apertura e chiusura dei petali.
I quattro cilindri dedicati al livellamento sono invece controllati da due elettrovalvole proporzionali Aron XDP3C1N6F002 in abbinata con idrostato. Il segnale di comando è generato dal Plc mediante due schede Lab3 di Brevini. La rilevazione dell’inclinazione è data da sensori di inclinazione sviluppati appositamente in azienda per questa applicazione.
Tutti i cilindri sono realizzati dalla Nuova Emmebi di Collebeato (BS) su misura per Besenzoni, in alluminio per il livellamento e in acciaio per le altre utenze. Il Plc è uno Schneider Modicon Quantum Hot Stanby con due Cpu ridondanti, in caso di malfunzionamento di una unità in 50 ms il sistema si commuta sull’altra.

Fig. 8 – Lo schema oleodinamico dell’Helybase concept nella versione TOP con livellamento automatico.

A tu per tu con Diego Morenghi
Al termine della visita abbiamo posto alcune domande a Diego Morenghi, Production Manager dell’azienda, su questo prodotto e sull’azienda.
Quale è stata la richiesta che vi ha spinto a sviluppare questo progetto?
L’idea è nata direttamente dal fondatore della società Giovanni Besenzoni che voleva realizzare un prodotto nuovo, unico, capace di dare una risposta impensabile all’esigenza di un helideck a bordo di barche anche non grandissime dove un ponte per elicotteri non ci starebbe fisicamente. Il progetto prevede tutte le sicurezze previste per gli helideck: raccolta degli idro-carburi in caso di perdite, dispositivi antincendio, segnalazioni luminose per l’atterraggio etc.
Quali le difficoltà progettuali incontrate?
La prima sfida vinta è stata quella di studiare il gioco delle leve. Riuscire a fare delle movimentazioni dei “petali” dell’helydeck con dei bracci di leva molto piccoli ma in grado di sollevare grandi carichi.
La seconda grande sfida è stata quella del peso dell’intera macchina. Qui abbiamo dovuto studiare materiali e geometrie capaci di alleggerire l’intera struttura, con una studiata combinazione di acciaio, acciaio inox, titanio e fibra di carbonio in grado di dare il risultato atteso.
Quali sono le vostre strategie per il futuro?
Negli ultimi anni abbiamo investito molte energie nella divisione Super Yacht, fino al 2007 meno importante perché il mercato delle barche di serie, che assorbiva il grosso della nostra produzione, faceva ancora grandi volumi. Oggi possiamo dire che abbiamo una presenza significativa e in crescita in questo settore (barche di oltre 30 metri), anche grazie allo sviluppo di pro-dotti specifici che ci hanno permesso di acquisire importanti clienti. Si tratta di un mercato che, anche in questo periodo di crisi, ha mantenuto i volumi precedenti.
Qual è l’importanza dei paesi emergenti nel vostro mercato?
Se parliamo di paesi fuori dalla Comunità Europea, sicuramente c’è un dinamismo diverso, anche se occorre dire che per alcuni di questi paesi, ad esempio la Cina, non ci sono prospettive immediate di grossi volumi per mancanza di una tradizione nautica. Più positive le aspettative per altri paesi, come la Turchia e i paesi sud-americani.
Quali le esigenze del mercato nautico e quali i fattori necessari per affermarsi?
Ovviamente qualità, tecnologia e innovazione, sempre sostenute da un prezzo competitivo. A fianco di questi fattori vorrei però sottolineare l’importanza del service, durante e dopo la vendita, un servizio per il cliente a cui Besenzoni ha dedicato e dedica energie e investimenti. Questo servizio ha un’importanza fondamentale soprattutto sui super yacht, barche dove ogni prodotto viene personalizzato in termini di dimensioni e prestazioni.
Quale il vostro approccio alla qualità?
Tutte le nostre prove di esposizione alla nebbia salina sono esasperate e non si basano solo su test previsti dalle normative ma includono anche aggressivi chimici che tengono conto delle reali condizioni di impiego sull’esterno della barca.
Anche per i componenti elettronici, sempre più necessari, abbiamo un approccio molto particolare mirato al nostro impiego sulla barca. I componenti standard già sviluppati per l’automotive ad esempio, non sono adatti al montaggio a bordo in quanto le vibrazioni, le temperature di funzionamento e gli agenti atmosferici marini ne condizionano pesantemente il funzionamento.
Verso quale sviluppo tecnologico si orienterà la produzione di queste attrezzature?
Sicuramente un importante sviluppo in questo settore si avrà nell’ambito dei materiali, soprattutto quelli di nuova generazione. Fibra di carbonio “in primis”, sia per ragioni di riduzione peso sia per ragioni estetiche, ma anche il titanio, sempre più impiegato in ambito nautico nonostante i costi, in quanto permette di ridurre peso e aumentare le prestazioni. Un altro ambito di sviluppo riguarda nuovi sistemi di incollaggio strutturale che possono sostituire rivetti e viti nell’assemblaggio di componenti; sono già impiegati e si prevede comunque un loro incremento.
Qual è l’importanza dell’oleodinamica, e come è cambiato il suo impiego?
L’oleodinamica è presente a corredo dei nostri prodotti dal 1984. Oggi comanda gran parte degli azionamenti di passerelle, sollevatori per poltrone, tavoli, letti; a questo proposito ci teniamo a precisare che già da una decina d’anni tutta l’oleodinamica impiegata usa olio vegetale idrosolubile.

 

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