La ricerca industriale: questa sconosciuta…

 

Guido Belforte

Si è svolto recentemente a Firenze un workshop organizzato dalla Regione Toscana sugli obiettivi da raggiungere e sulle modalità di valutazione di progetti di ricerca svolti dall’industria. Sono stati coinvolti molti aspetti, da quelli più formali di scrittura e di presentazione delle domande, a quelli più concreti e importanti ai fini dell’approvazione o meno di una richiesta di finanziamento.

Un punto è apparso alquanto sfumato: che cosa si intende e cosa ci si aspetta da una ricerca industriale. Questo quesito può sembrare banale, ma non lo è affatto, tenendo conto che in molti casi è letto e interpretato in modo completamente differente. Se si guarda al significato riportato nei dizionari, con “ricerca” si fa riferimento all’azione del cercare o dell’andare cercando. In particolare la ricerca applicata, termine vicino alla ricerca industriale, riguarda una indagine scientifica rivolta a una applicazione pratica. E’ chiaro che, facendo riferimento all’industria, comunque sia, la ricerca deve riguardare un prodotto industriale ben preciso, o un processo per la sua produzione, o entrambi gli aspetti.

Cosa bisogna aspettarsi da una ricerca industriale, nel senso di livello di novità e di innovazione di prodotto/processo non è un problema di facile interpretazione e tantomeno di veloce soluzione. Se guardiamo alle esigenze di una azienda, ci troviamo di fronte a un insieme complesso di esigenze e di obiettivi, a volte in contrasto tra loro.

Da un punto di vista puramente finanziario l’unica cosa che conta è il rendimento del capitale, gli aspetti tecnici sono secondari e competenze e conoscenze sono elementi quasi privi di significato. Il futuro ha poca importanza, ciò che conta è uscire veloci da situazioni potenzialmente pericolose e possibilmente trasferire interessi e produzioni altrove, dove le condizioni sono, oggi, più favorevoli.

Se miriamo ad esigenze industriali, a esigenze che mirano alla continuità delle attività, alla salvaguardia della produzione e ad una evoluzione controllata nel tempo, gli aspetti tecnici assumono un ruolo ben più rilevante. Il futuro si gioca, in buona parte, attraverso le competenze, il know-how, la capacità di seguire coscientemente l’evoluzione tecnico-scientifica generale e di aggiornarsi.

A questo punto è evidente che è difficile dare indirizzi precisi a una politica della ricerca. Le sollecitazioni sono tante e spingono in direzioni differenti. Una cosa deve essere assolutamente chiara: i mezzi di stimolo alla ricerca non devono essere confusi con una generica forma di assistenza. Non è questo lo scopo di un finanziamento agevolato e la ricerca industriale non deve essere la scusa per una sorta di contributo a fondo perduto.

Altro punto qualificante è quello relativo al fatto che la ricerca industriale non dovrebbe concorrere semplicemente a una pura azione momentanea di riduzione di costi, ma dovrebbe produrre delle azioni tecnico/scientifiche significative e durature, per irrobustire l’azienda. Se, dunque, la ricerca industriale deve andare in questa direzione diventa evidente l’importanza della competenza posseduta (know-how) e soprattutto della capacità di acquisire nuova conoscenza e sempre nuova competenza. A tale scopo è importante, ove si verifichino le giuste condizioni, il coinvolgimento di centri di ricerca e di università, possibilmente non attraverso la risoluzione di singoli problemi, ma attraverso un trasferimento effettivo di conoscenze radicate.

Il livello di qualificazione professionale del personale, l’attenzione alla formazione, l’acquisizione di nuovo personale con buon livello culturale, sono tutti fattori essenziali per l’innalzamento del livello culturale aziendale ai fini di costruire un futuro solido e radicato, attraverso lo sviluppo di una buona ricerca industriale.

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