Dall’automotive alla nautica, all’insegna dell’automazione

di Aldo Biraghi

Motor yacht e grandi barche a vela equipaggiati con coperture automatiche che sfruttano la tecnologia e il know-how dell’industria automobilistica. Anche con l’aiuto dell’oleodinamica.

Tra le dotazioni accessorie oggi indispensabili per rendere più confortevole l’uso della barca in tutte le condizioni atmosferiche annoveriamo il bimini, per la protezione dal sole e il parabrezza (sprayhood) anteriore e laterale contro pioggia e vento fino a un tettuccio completo che chiude l’area abitualmente aperta e protegge integralmente i passeggeri. Tutti accessori che devono oggi essere automatizzati, affidabili e di facile comando. Alla realizzazione di tutti questi prodotti si dedica la Opac di Rivalta di Torino (TO), un’azienda che realizza un fatturato di circa 22 milioni di euro (2012), con circa 75 dipendenti e dispone di una sede coperta di oltre 15.000 m2.

Fondata nel 1974 e attiva da allora nel settore automotive, Opac è da sempre specializzata nella realizzazione di prototipi di carrozzerie, produzione di carrozzeria completa per piccole serie e tettucci per vetture cabriolet. Dotata delle più moderne tecnologie per la lavorazione di lamiere d’acciaio e d’alluminio e della fibra di carbonio, Opac è stata fornitore, solo per citare i nomi più conosciuti, di Maserati, Lamborghini, Fiat, Alfa Romeo, Bentley, Aston Martin, Rolls Royce. Tra le ultime realizzazioni che rappresentano un particolare concentrato di tecnologia e professionalità rientra la realizzazione della scocca del progetto Lamborghini Aventador J, quasi interamente in fibra di carbonio, auto in esemplare unico e grande successo all’ultimo salone dell’auto di Ginevra. L’azienda oggi continua ancora a collaborare con Lamborghini ed è impegnata nella produzione del tettuccio per la VolvoC70.

Facendo tesoro della lunga esperienza e del know-how sviluppati nel settore automotive l’azienda entra nel settore nautico nel 1995 con il primo soft-top realizzato per Pershing. Nel 1998 si realizza il primo bimini in fibra di carbonio per un esemplare di Azimut 100, fino ad arrivare all’ultima sofisticata copertura combinata in fibra di carbonio per Nautor. Oltre a questi nomi l’azienda annovera  tra i propri clienti cantieri quali Princess, la francese Couach, Riva e Wally, senza tralasciare il gruppo Azimut/Benetti.

L’affermazione nel competitivo mercato nautico è stata resa possibile dalla collaudata esperienza maturata nella produzione di tettucci per automobili che, grazie anche alla grande serie in cui vengono prodotti, possono vantare un funzionamento garantito e affidabile, requisiti indispensabili per ogni accessorio a corredo delle barche odierne che richiedono dotazioni sempre più professionali e sofisticate.

La trasposizione della produzione di tettucci al settore nautico è stata una evoluzione che ha sfruttato il medesimo meccanismo cinematico con alcuni adattamenti dimensionali e di materiali, che ora tengono conto dell’ambiente marino in cui devono operare, molto più aggressivo. Nella nautica inoltre non sono solo i materiali a cambiare ma anche la tipologia dei manufatti è diversa: sono in genere più grandi e vengono installati su mezzi che non prevedono tolleranze costruttive strette come su una vettura. Tipicamente la progettazione di una copertura nautica viene sviluppata e prodotta su misura, d’intesa con il cantiere, come corredo standard per una certa barca, anche se non sono mancate realizzazioni di soluzioni progettate su richiesta specifica di armatori. Il tettuccio può anche essere realizzato come un insieme unico, completo di telaio, da fissare sulla sovrastruttura della barca, come è stato fatto recentemente con la realizzazione di un soft-top per una grande barca di trasporto lacustre di passeggeri che costituisce la più grande copertura apribile mai realizzata su una barca (oggi in servizio sul lago di Lucerna).

La grande crisi partita nel 2008 non è ancora superata e anche i deboli segnali di ripresa di quest’anno, che vedrà la consegna di circa 240 tettucci per il settore nautico, attendono di essere confermati nel prosieguo.

Tettucci a capote e ad alette

Fig. 1 – Capote installata su Riva Iseo. Una piccola centralina oleodinamica a bordo permette l’apertura e chiusura automatica della capote.

Per il nuovo Riva Iseo, barca di 27 piedi(fig. 1), Opac ha progettato un tettuccio innovativo con le stesse caratteristiche di funzionamento di quello delle auto cabrio. Esso inoltre consente una copertura in due configurazioni: una copertura superiore tipo bimini, aperta lateralmente, oppure in alternativa una vera e propria capote che chiude interamente l’area del pozzetto realizzando una tenuta stagna garantita da guarnizioni in gomma siliconica tra le parti in accoppiamento. Lo stesso meccanismo (la parte meccanica e idraulica di azionamento) può azionare entrambe le configurazioni, previa sostituzione di alcune parti esterne (gli archetti). Una volta chiusa, l’intera capote scompare in un vano ricavato a poppavia del divano posteriore, poi coperto dal suo portello; nell’alloggiamento trovano posto anche i cilindri e motori idraulici deputati alla movimentazione.

Semplice il funzionamento: un cilindro centrale apre il portello trasversale posteriore, una coppia di motori idraulici orbitali Contarini mette in rotazione il primo arco di prua che si alza tirando avanti tutto il tettuccio fino alla battuta anteriore, un cilindro centrale posteriore chiude il sottostante portello trasversale posteriore (che copre il vano sottostante che accoglie il tettuccio) e infine due cilindri abbassano l’archetto posteriore, verso poppa chiudendo la capote. Sequenza inversa per l’apertura. Sia i due cilindri sia i motori idraulici sono sincronizzati mediante l’interposizione di divisori di flusso Vivoil.

Per il Riva Virtus, barca da 63 piedi, la capottina ha la particolarità di richiudersi in un alloggiamento che si trova anteriormente sotto al parabrezza, tra il medesimo e il cruscotto. I movimenti sono pertanto stati studiati con cura perché gli archetti del bimini devono non solo alzarsi ma anche traslare il loro fulcro anteriormente (quando si chiudono) e posteriormente (quando si aprono).  La centralina oleodinamica che attua i movimenti è realizzata da Tecfluid di Reggio Emilia, ha una capacità di 2,5 le una pompa a ingranaggi da 0,9 cm3/giro, azionata da un motore a C.c. 24 V da 2600 W a 2600 giri/min (1500 W quando la tensione è 12 V C.c.), pressione max. 150 bar.

Fig. 2 – La centralina installata a bordo del Riva Virtus per l’azionamento della capote traslabile. In alto il divisore di flusso per il sincronismo dello spostamento tendalino.

Sopra alla centralina è installato un manifold in alluminio con elettrovalvole Aron (fig.2), valvole di bilanciamento VCD 04 di Sauer Danfoss e divisore di flusso Vivoil per il sincronismo dello spostamento tendalino. I regolatori di flusso sono della serie REB 04 di Sauer Danfoss.

Fig. 3 – Schema oleodinamico della centralina in fig.2. L’apertura e chiusura del tendalino è controllata da due strozzatori e quattro valvole di bilanciamento.

Schema idraulico in figura 3.

 

Fig. 4 – Hard-top lamellare in fibra di carbonio, dimensioni 3,5 x 4,2 m: a) in posizione aperta b) in posizione chiusa a tenuta stagna.

Un particolare e apprezzato prodotto è stato realizzato per l’ultimo yacht realizzato dal cantiere Canados. Si tratta di un hard-top lamellare in fibra di carbonio (fig.4). Due cilindri idraulici si muovono in parallelo, con interposto un divisore di flusso, sui due lati del tetto spostando un’asta a cui sono collegate meccanicamente le levette che realizzano la rotazione delle singole alette. Queste ruotano sincronizzate meccanicamente di un angolo fino a 140 ° ma non si spostano, inoltre la particolare sezione delle alette in fibra di carbonio permette, in posizione chiusa, un perfetto isolamento termico e, grazie a delle apposite guarnizioni in gomma integrate sull’aletta, anche una perfetta impermeabilità della copertura. Su questa barca il tetto realizzato è largo 3,5 me lungo 4,2 m, anche se la larghezza può arrivare fino a 4 me la lunghezza realizzata su misura.

In Opac si dedica una particolare cura alla progettazione dei componenti per la nautica al fine di garantire la affidabilità per cui l’azienda è conosciuta: tutti gli archetti e le parti metalliche impiegate sui prodotti sono realizzati in acciaio inox Aisi 316 che garantisce un ottimo comportamento contro la corrosione, mentre i cilindri oleodinamici sono di progettazione propria e realizzati su misura dalla Meccanica Baudano di Villarbasse (TO).

Bimini & Sprayhood integrati e indipendenti

Fig. 5 – Barca a vela da 82 piedi su cui è stata installata la copertura polivalente Opac in fibra di carbonio. Apertura e chiusura completamente automatiche.

Tra le ultime realizzazioni di Opac merita una segnalazione una nuova copertura modulare rigida, progettata per una barca a vela da82 piedi del cantiere Nautor (fig.5).

Fig. 6a – Copertura polivalente in fibra di carbonio per grandi barche a vela. Tra le funzioni svolte c’è quella di sprayhood.

Realizzata in fibra di carbonio, è una struttura automatizzata estremamente versatile che permette di coprire indipendentemente la sola parte anteriore con un parabrezza e finestre laterali (sprayhood – fig.6a),

Fig. 6b – Copertura polivalente in fibra di carbonio per grandi barche a vela. Tra le funzioni svolte c’è quella di bimini.

la sola parte superiore (come un bimini – fig.6b),

Fig. 6c – Copertura polivalente in fibra di carbonio per grandi barche a vela. Tra le funzioni svolte c’è quella di copertura integrale.

oppure entrambe le parti con una copertura completa, trasparente ai lati (fig.6c). La realizzazione dell’equipaggiamento ha impegnato l’azienda nella risoluzione di molteplici e complessi problemi. Il dispiegamento dell’attrezzatura in tutte le sue diverse configurazioni, così come il suo ripiegamento in posizione di riposo e il suo alloggiamento richiuso da appositi sportelli sono movimenti che devono avvenire in una sequenza precisa e controllata che non permette errori. Così come la progettazione dei cinematismi e del circuito oleodinamico di comando hanno dovuto tener conto del ridotto spazio a disposizione in coperta e della presenza del boma. Il sistema può essere attivato anche in navigazione e il ciclo completo di apertura richiede solo 2 minuti e 30 secondi. Come azionamenti, la versione definitiva prevede un circuito oleodinamico con una pompa di ca. 20 l/min fino a 120 bar di pressione. Le elettrovalvole di comando sono MD1D-S3 e i regolatori di portata proporzionali sono RPCED1 (entrambi Duplomatic), mentre le valvole di controllo discesa sono OP2201032920 di fornitura Bosch Rexroth. Tutti i cilindri hanno un loro encoder e una centralina elettronica dedicata presiede ai vari movimenti controllando la velocità e il preciso posizionamento di ogni attuatore che determina, in sequenza, il via libera al movimento successivo.

 Apertura e chiusura idraulica dei tettucci

E’ possibile vedere il funzionamento dei tettucci creati da Opac per Riva su youtube digitando, nel campo per la ricerca, Opac Riva Iseo e Opac Riva 63 Virtus **

 

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