Ricerca e sviluppo oleodinamica in Polonia

Per sconfiggere la crisi servono ricerca e sviluppo? Vediamo quale sia uno dei metodi adottati dalla Polonia per attrarre investimenti e mettere a disposizione delle industrie i laboratori più moderni e attrezzati.

Esistono parole che vengono utilizzate comunemente, il cui significato risulta «istintivamente» chiaro, ma che in realtà così ben definite non sono. In questi tempi di crisi economica o, per meglio dire, di crisi del nostro sistema socio-economico, si fa un gran parlare di ricerca tecnologica, di innovazione e di sviluppo. Ma cosa significano queste parole?

Prendendo a riferimento il vocabolario Treccani, alla parola Ricerca si può leggere: «ogni attività di studio che si svolga in modo sistematico e non casuale proponendosi come fine l’acquisizione di nuove conoscenze si dice ricerca». Non a caso nell’esprimere il significato si sono usati i termini «non sistematico» e «casuale». Se ci si concentra sul significato della parola Sviluppo tecnologico si trova: «Locuzione con cui si indica l’attività deliberata delle imprese e delle istituzioni tesa a introdurre nuovi prodotti e servizi, nonché nuovi metodi per produrli, distribuirli e usarli». Il succo della questione è quindi che per fare ricerca e sviluppo è indispensabile pianificare delle attività in modo non casuale che abbiano come fine l’introduzione sul mercato di oggetti nuovi o migliorati. Bene, ma l’attività di studio sistematica e non casuale presuppone la presenza di strumenti atti a realizzarla: i laboratori scientifici.

La Polonia insegna, purtroppo

Fig. 1 – Uno dei layout per la comprensione dei circuiti oleodinamici presenti presso l’Università di Wroclaw.

In un recente viaggio in Polonia, presso l’Università di Wroclaw ho avuto modo di vedere centinaia di studenti disseminati in più di venti laboratori equipaggiati di tutto punto. Solo limitando il campo all’oleodinamica è possibile citare laboratori per la comprensione dei circuiti, laboratori per lo studio della trazione, per lo studio della cinematica delle macchine movimento terra, per la valutazione delle capacità di scavo e di rottura del terreno per gli attrezzi impiegati negli escavatori e negli aratri. Ma si dovrebbero citare anche altre tipologie di laboratori. Per esempio quelli per il reverse engineering. Si tratta di ambienti attrezzati per ricostruire i disegni CAD di oggetti complessi: per esempio un ingranaggio, ma anche il flacone di un detersivo. Più è complessa la forma, più questa tipologia di strumenti diventa utile. I laboratori della Wroclaw University vantano tre  (si, si, proprio tre!)  diverse macchine: a tastatore, stroboscopica, a raggi X. La prima è quella più conosciuta, ma è anche piuttosto lenta, la seconda è molto più rapida perché impiega delle telecamere, la terza permette di ricostruire non solo l’esterno di un oggetto ma anche il suo interno (molto utile per esempio per superfici complesse, come le strutture a nido d’ape dei catalizzatori). Il fine di queste macchine non è quello di generare copie di oggetti in produzione, bensì dare al progettista un riscontro fisico su quanto, il pezzo realizzato, si discosta dal disegno originariamente preparato.

Stiamo parlando di macchine che costano decine di migliaia di euro ciascuna, quando non centinaia di migliaia come nel caso della macchina per il reverse engineering a raggi X, e che hanno risoluzioni di misura dell’ordine dei micron.

Ma vanno citati anche i laboratori per la prova delle trasmissioni e per l’analisi delle sollecitazioni (trazione, flessione, fatica) anche mediante fotoelasticità e rifrazione laser. La quantità e la qualità di strumenti messi a disposizione dei ricercatori polacchi è un qualcosa non molto comune per un ricercatore italiano. Di solito in un nostro centro di ricerca non sono presenti così tante «facilities» per usare un termine anglosassone. Anche perché stiamo parlando di strumentazione moderna (nelle nostre università esistono strumenti che hanno venti e più anni e che non potrebbero mai essere sostituiti nel malaugurato caso in cui dovessero rompersi), facilmente interfacciabile con i PC.

Gli studenti e i ricercatori polacchi possono fare affidamento anche sulla possibilità di ottenere finanziamenti da parte dell’industria nell’esecuzione dei loro test e nella realizzazione dei banchi prova.

Fig. 2 – Banco prova per lo studio di un nuovo tipo di cingolo polimerico per trattori agricoli.

Aziende di caratura internazionale, produttrici di componentistica e di macchine, collaborano piuttosto assiduamente con quest’Università e sfruttano appieno i suoi laboratori. Un grosso produttore di trattori sta sperimentando un nuovo sistema per impiegare un sistema di trasmissione misto (attrito, catenaria) per i cingoli in gomma (fig. 2), ma anche altre aziende produttrici di valvole e motori stanno facendo leva su questi laboratori per migliorare i propri prodotti. Stiamo parlando di aziende che hanno presenza storica anche in Italia, ma che anziché dare credito ai centri di ricerca della penisola, preferiscono investire in un Paese che non può assolutamente vantare l’esperienza del nostro in questo settore. Questo dovrebbe farci riflettere. Tutti.

L’arte di arrangiarsi non basta

Fig. 3 – Banco prova per la valutazione della tenuta laterale dei pneumatici.

Le agevolazioni fiscali, la disponibilità di spazi e strutture, così come la presenza di giovani tecnici ed ingegneri hanno convinto più di una azienda a investire nel territorio di Wroclaw piuttosto che a Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Parma o Torino, tanto per citare le città sedi dei principali enti di ricerca attivi nel settore della potenza fluida.

Fig. 4 – Il motore pneumatico della macchina da corsa.

Ma l’aspetto che mi ha impressionato di più è stato il vedere l’entusiasmo e l’orgoglio per il proprio mestiere che mostrano tutti i ricercatori con cui ho avuto modo di intrattenermi. Mi hanno mostrato, per esempio, un veicolo da corsa che ha partecipato a una competizione organizzata dalla Bosch Rexroth. La propulsione è pneumatica e la progettazione è totalmente demandata ai ricercatori, mentre l’aria compressa è contenuta in un serbatoio uguale per tutti i concorrenti. Si è aggiudicato il premio chi è riuscito a percorrere più strada con la stessa quantità di aria compressa. Per dovere di cronaca bisogna dire che hanno vinto alcuni ricercatori finlandesi (nessuna Università italiana ha partecipato alla competizione!), ma ciò non toglie che questo tipo di esperienze sia molto formativo e permetta di creare forti legami tra industria e ricerca scientifica. Volevano mostrare a me, ricercatore di un paese «ricco»  che può esprimere nomi di altissimo rilievo nell’oleodinamica, che anche loro sono in grado di fare buona ricerca. L’Italia, certamente, può vantare dei ricercatori e tecnici di prim’ordine, che riescono a competere pur avendo a disposizione una strumentazioni ed apparecchi molto meno performanti. Ma prima o poi, se le cose rimangono così, le Università polacche, ma il discorso è valido anche per i brasiliani o i cinesi, riusciranno a colmare il gap. Che sia il caso di cambiare qualcosa?

 

Richiedi maggiori informazioni










Nome*

Cognome*

Azienda

E-mail*

Telefono

Oggetto

Messaggio

Inserire questo codice*: captcha 

Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy*

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome