Anche le PMI subiscono attacchi informatici

Sono il 54% le piccole e medie imprese che hanno avuto danni, tra quante hanno partecipato a un sondaggio che si è svolto nel novembre scorso per iniziativa di A.P.I.

Il 54% delle Pmi intervistate nel corso di un sondaggio svoltosi nel novembre scorso tra gli associati ad A.P.I. (l’Associazione Piccole e Medie Industrie) ha già subito un attacco informatico. Nel 50% dei casi l’attacco è avvenuto attraverso e-mail, nel 36% da un sito Web, nel 14% con un file infetto, proveniente per esempio da una chiavetta Usb. Gli attacchi subiti hanno determinato danni importanti, quali il fermo della produzione, in alcuni casi anche di qualche giornata, con conseguente perdita economica.

In Italia il problema degli attacchi è spesso sottovalutato; infatti, il 67% delle aziende tra quelle che hanno subito un attacco ha stanziato un budget per la sicurezza informatica solo dopo che il disastro è avvenuto. Tra quanti non hanno subito attacchi il 33% crede che l’impresa sia adeguatamente protetta; il 25% pensa, invece, che la propria impresa non sia appetibile. Solo il 38% è consapevole che, in azienda, esistono dati e informazioni critiche che hanno necessità di maggiore protezione.

I risultati dell’indagine sono stati presentati in occasione dell’evento “PMI e Cyber Risk, che cosa fare”, svoltosi nel dicembre scorso a Monza. L’evento ha visto nei concetti di riservatezza, integrità, disponibilità, informazione (quale fondamentale bene aziendale), sicurezza informatica, fermo produzione, reputazione gli elementi chiave che hanno accompagnato i diversi momenti dell’incontro, che è stato un’opportunità per un confronto sul tema dell’Industria 4.0 e sulla sicurezza e gestione del patrimonio di dati e di competenze delle piccole e medie imprese.

«I dati del sondaggio mostrano uno scenario interessante per le Pmi, ma evidenziano anche l’importanza di essere sempre informati e consapevoli dei cambiamenti e rischi che la digitalizzazione e l’informatizzazione comportano», ha commentato Paolo Galassi, presidente di A.P.I. nel corso del convegno. «Si tratta di un cambiamento del paradigma del “fare impresa”. Essere pronti e consapevoli consente di cogliere le opportunità e cavalcarle per il rilancio del sistema produttivo. Per le nostre imprese, che puntano sull’innovazione come elemento di sviluppo, il danno potenziale può essere enorme in caso di vulnerabilità dei sistemi informatici, che può significare consentire l’accesso in pochi secondi a segreti industriali, brevetti e innovazioni che hanno richiesto anni di ricerca e investimenti. È proprio il know how il valore dell’impresa. Bisogna prevenire e proteggere i dati, anche l’Europa lo chiede. Siamo alle porte dell’entrata di vigore del GDPR.

Chiediamo ai governi locali e nazionale di intervenire subito per concretizzare il ritorno degli investimenti su Industria 4.0: rendere la Lombardia connessa attraverso la banda ultralarga, dare continuità agli incentivi economici e sostenere le iniziative di formazione e prevenzione specifiche per le Pmi, l’asse portante dell’economia nazionale. Ricordo, non mi stuferò mai di dirlo, che l’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa e come tale deve avere una politica industriale che punti alle Piccole e medie imprese».

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